martedì 13 novembre 2018

Speciale Acqui Terme: Archi Romani



Una tra le tante attrazioni che rendono Acqui orgogliosa di quello che è. Omaggiamo la nostra meravigliosa città con la nostra versione degli Archi Romani.

Descrizione nel post presa dal sito: Archeologia del Piemonte.



Gli archi dell’acquedotto romano si ergono appena fuori dall’abitato di Acqui Terme lungo la sponda destra del fiume Bormida e costituiscono uno degli elementi più caratteristici del panorama acquese.




La costruzione dell’acquedotto romano può essere fatta risalire alla prima età imperiale, forse addirittura all’epoca augustea (inizi I secolo d.C.). Si conservano attualmente due ampi tratti della struttura originaria, composti rispettivamente di sette e otto piloni in muratura, a base quadrangolare, rastremantisi progressivamente verso l’alto con una serie di riseghe regolari, per un’altezza di circa 15 metri. I piloni reggono arcate a sesto ribassato (ne rimangono quattro) di m 3,35 di raggio, alla cui sommità è situato il condotto destinato allo scorrimento dell’acqua.


È il meglio conservato fra tutti i monumenti di questo tipo ancora esistenti nel territorio dell’attuale Piemonte e uno degli esempi di acquedotto di epoca romana più significativi dell’intera Italia settentrionale.
Il percorso dell’acquedotto si sviluppa per una lunghezza complessiva di circa 12 km, a partire dal bacino di raccolta delle acque situato in località Lagoscuro (comune di Cartosio), attraverso la valle dell’Erro (lungo la destra orografica dell’omonimo torrente), la regione Marchiolli (dove probabilmente attingeva da altre sorgenti della zona di Rocca Sorda e dove si è esplorato, in località La Maddalena, un lungo tratto di conduttura) fino alla sponda sinistra del Bormida, con un salto di quota complessivo di circa 50 metri.


In questo primo tratto, il tracciato è quasi interamente sotterraneo ed è costituito da un condotto a sezione rettangolare, intonacato o rivestito di cocciopesto al proprio interno, realizzato in opera cementizia (strutture in ciottoli fluviali o piccoli blocchi di arenaria legati con malta tenace) e coperto da una volta a botte oppure da lastre di arenaria sovrapposte di piatto o disposte a doppio spiovente.
Nella parte terminale, a partire dalla regione Marchiolli, all’altezza dell’attuale strada statale del Sassello - dove forse esisteva anche un bacino di decantazione delle acque (piscina limaria) - proprio per la necessità di attraversare l’alveo del fiume Bormida, venne realizzata la grandiosa costruzione in elevato, i cui resti ancora oggi si conservano, raccordata direttamente alla parte sotterranea del condotto. Nel suo complesso, la struttura originaria in elevato doveva essere costituita, calcolando lo spazio da superare e l’ampiezza degli interassi, da almeno una quarantina di piloni, attraverso i quali l’acquedotto faceva il suo ingresso monumentale nell’abitato antico di Aquae Statiellae.






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